Indiana Jones
e il Bastone dei Re

ovvero: Indy claudicante


L'avanzo

Indiana Jones and the Staff of Kings, questo il titolo originale, faceva il paio con Star Wars - Il Potere della Forza nei progetti dell'ex-presidente della LucasArts, Jim Ward. Fregiandosi dell'utilizzo dei motori Euphoria e Digital Molecular Matter, avrebbe portato su PS3 e Xbox 360 un'avventura di Indy nella quale il celebre archeologo avrebbe potuto interagire con nemici intelligenti e con scenari che rispondevano in modo realistico alle sue sollecitazioni. Annunciato a cavallo tra il 2005 e il 2006, il gioco si era poi perso nel nulla, mentre la precedenza era stata data al titolo starwarsiano. Sapemmo poi da fonti indirette che la versione ammiraglia di Staff of Kings, quella per le console "next-gen" sviluppata internamente dalla stessa LucasArts, era stata cancellata dal neopresidente Darrell Rodriguez: sempre secondo tali voci, la lavorazione estremamente sofferta si era impantanata in un'emorragia di budget non più sostenibile. In condizioni normali cosa sarebbe accaduto? Avremmo assistito ad una cancellazione tout-court dell'uscita. In questo caso specifico però le versioni ammiraglie, come nel caso del Potere della Forza, erano accompagnate da versioni "minori" per PS2, PSP, Wii e DS, affidate a terze parti e basate sul titolo originale. Rodriguez ha - forse malauguratamente - deciso di non staccare la spina del tutto e di pubblicare nel giugno del 2009 almeno le edizioni ridotte, completate e pronte. Il sottoscritto si è imbattuto nella versione PS2.


Deja-vu?

Nel 1939 Indy, cercando notizie del suo amico scomparso professor Kingston, scopre che quest'ultimo aveva messo le mani sul leggendario vincastro di Mosè. La ricerca di Kingston diventa la ricerca dell'artifatto, con alle calcagna i Nazisti guidati da un ex-collega di nome Magnus Völler. Come intermittente spalla, Indy s'imbatte ogni tanto nella reporter Maggie O'Malley. Sin dal testo sulla scatola la LucasArts e gli sviluppatori A2M mettono le mani avanti: Indy si troverà davanti a situazioni tipiche della classica trilogia. Leggendo questo si può già immaginare che storia e sceneggiatura rimastichino tutti i luoghi comuni della saga pur di proporci inseguimenti, sparatorie, rapide, dirigibili, Istanbul e tanto per gradire una Chinatown. In un'intervista il buon Hal Barwood già ebbe di che preoccuparsi per un progressivo inaridimento al quale il marchio di Indiana Jones sarebbe andato incontro se si fosse tralasciata la necessità di rinfrescarlo con nuovi punti di vista: lui ci provò egregiamente con la Guerra Fredda di Indiana Jones e la Macchina Infernale del 1999, ma già l'Indiana Jones e la Tomba dell'Imperatore dei The Collective nel 2003 fece un passo indietro, riproponendo una trama prevedibile e i Nazisti. Sei anni dopo Il Bastone dei Re fa anche di peggio: la narrazione riesce ad essere ancora più approssimativa e veloce della precedente, per giunta castrata da un politicamente corretto ridicolo che ribattezza i Nazisti "Tedeschi" e sostituisce alla svastica una croce generica. Qualcuno dovrebbe poi spiegarmi perché sarebbe più politicamente corretta la frase di Indy "Tedeschi, perché devono sempre essere tedeschi?", che nei fatti identifica col male non l'ideologia nazista ma più in generale l'essere tedeschi? Se l'intenzione era quella di evitare le restrizioni legali sulla citazione del nazismo nel mercato tedesco, questa soluzione mi pare un boomerang. Tra il disco rotto dei videogiochi e l'approssimativo copione pur "rivoluzionario" dell'ultimo film, Indy è un personaggio in caduta libera che dimostra gli anni più di Harrison Ford. Questa constatazione per un fan è assolutamente dolorosa.


Insert coin

Il Bastone dei Re è un action in terza persona: Indy può tirare pugni, usare la frusta, sparare con il fido revolver solo nelle situazioni in cui è previsto farlo, e saltare, anche in questo caso solo quando è previsto farlo. Non che l'impostazione del game design sia sbagliata nella caratterizzazione del personaggio: i precedenti titoli d'azione dedicati a Indy lo vedevano in effetti dotato di un arsenale più simile a quello di Rambo che alla creatività dell'arma bianca alla quale il prof.Jones ci aveva abituati. L'uso degli oggetti dello scenario come corpi contundenti era stato comunque già proposto nella Tomba dell'Imperatore. E' un bene che il gioco cerchi di distinguersi dai concorrenti appellandosi allo spirito di Indiana, però davvero, considerando anche la narrazione schematica di cui sopra, Il Bastone dei Re sembra proprio un vecchio titolo da sala giochi multievento, tie-in di un immaginario film in sala. Il giocatore si trova di fronte a scazzottate, esplorazioni e sequenze di tiro a segno in stile Operation Wolf in una sequela di camere stagne. La rigidità di gameplay è stata al volo potenziata per il mercato casual del Nintendo Wii, tanto è vero che quest'edizione inizialmente nemmeno prevista è diventata la nuova ammiraglia: muovere la frusta con il WiiMote e tirar pugni alternando WiiMote e Nunchuck è spassoso, puntare la pistola col WiiMote fa smadonnare quanto basta, guidare un aereo impugnando lo stesso WiiMote con la cloche è ameno. Peccato che le versioni PS2, PSP e DS risultino inevitabilmente meno divertenti, essendo relegate a un sistema di controllo più classico (o più scomodo, nel caso dell'edizione DS), che beneficerebbe molto di un gameplay più canonico e in ultima istanza più appagante. L'azzeccata caoticità degli scontri fisici diventa su PS2 pura routine, una volta che - come altre azioni - viene infilata nel collo di bottiglia del vecchio DualShock: il gioco, a parte alcuni momenti più frustranti che complessi, si è rivelato una discreta passeggiata anche per il sottoscritto che con gli action non è particolarmente bravo e che ha comunque scelto il livello "difficile"!!! I momenti esplorativi, con i soliti enigmi meccanici nel risolvere i quali il design vi guida passo passo, sono facilmente dimenticabili come tutto il resto.


Differenti incarnazioni

Per ciò che riguarda le differenze tra le varie edizioni, il Wii sembra offrire il prodotto migliore. Oltre ai controlli più adatti allo stile di gioco e in generale al target dell'intero progetto, introduce anche una modalità multiplayer con una ministoria aggiuntiva: in essa un giocatore controlla Indy, l'altro il prof.Henry suo padre. Peccato che Henry si muova poco realisticamente allo stesso modo del più giovane figlio. A quel che leggo, non è più di un bonus carino che non riesce a dare un valore aggiunto al titolo. Nella sola edizione Wii esiste però come bonus sbloccabile Indiana Jones and the Fate of Atlantis, una saggia idea sul quale qualche fan ha già operato una scontata quanto sottoscrivibile ironia: "E' uscita la versione Wii di Fate of Atlantis che ha come bonus un giochino che si chiama Il Bastone dei Re".
La versione DS presenta alcuni enigmi a tempo con l'uso della stylus, a quanto sembra più frustranti che altro, nonché un sistema di controllo migliorabile. La versione PS2 è uguale a quella Wii, ma monca dei controlli originali, della modalità multiplayer e del bonus di Indy 4; presenta inoltre prevedibilmente una qualità grafica leggermente inferiore all'incarnazione Wii, che almeno usa effetti di luce più elaborati e texture meno tirate via. La versione PSP, l'unica curata da un'altra casa chiamata Amaze Entertainment, è sostanzialmente diversa in alcune scelte di gameplay (più diretto all'utenza portatile con livelli brevissimi) e nella direzione artistica: inspiegabilmente solo su PSP Indy ha la sua fedele borsa e chiama i Nazisti col loro vero nome.
Su Wii, PS2 e PSP il gioco è doppiato anche in italiano: mi sembra che la voce di Indy sia passata tanto per cambiare a Claudio Moneta. Su DS è più facile seguire la trama, che viene spiegata in modo più accurato, ma su tutte le macchine è possibile richiamare in qualsiasi momento un diario che getta luce su ogni dubbio.


Non è impossibile che Indiana Jones e il Bastone dei Re diverta blandamente nella sua versione più curata su Wii, però è l'ennesimo passo indietro di un marchio che sembra non aver più nulla da offrire di nuovo, specialmente sul piano del racconto. La speranza è che Rodriguez, dopo aver cercato di salvare il salvabile con quest'uscita "liberatoria", tenga fede al suo dichiarato recupero delle avventure e riscopra quel gameplay narrativo e quell'esplorazione dei personaggi che erano riusciti con Last Crusade e Fate a dare lunga vita al prof. Henry Jones Junior. Altrimenti, consiglierei a Indy un'altra bevuta dalla "coppa del falegname". Urgente.