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New Tales From the Borderlands

(2022, Gearbox Software / Bruner House -
Lin Joyce, Doug Lieblich, Stephan Bugaj)

Il destino riporta sul pianeta Promethea la scienziata fallita Anu, che con tanta buona volontà combina guai in una stazione della Atlas. Il suo sogno è creare un congegno che si sostituisca alle armi per non ammazzare nessuno... nel mondo di Borderlands!?! E il sogno potrebbe persino avverarsi. Con suo fratello adottivo Octavio (uno spiantato delinquentello di mezza tacca con manie di grandezza), la barista Fran (esplosiva specialista di frozen yogurt) e l'androide killer LOU13, Anu sta per scoprire una Cripta dove si nasconde qualcosa di assai prezioso. Qualcosa che purtroppo fa gola anche alla multinazionale Tediore gestita dalla dittatoriale assassina Susan Coldwell...

Analisi

DESIGN / SCENEGGIATURA

Nonostante Tales From the Borderlands non sia mai stata una delle serie di avventure narrative più lucrative dei Telltale, ebbe tra il 2014 e il 2015 l'indubbio merito di ricavare il massimo della profondità narrativa da un mondo nato per un genere di gioco completamente diverso, cioè gli FPS looter shooter targati Gearbox Software. Non solo: finì per intrigare anche chi non aveva mai giocato quest'ultimi. Dal momento che, dopo la chiusura della vecchia Telltale nel 2018, l'editore 2K Games ha acquisito la serie, è stata l'affiliata stessa Gearbox di Randy Pitchford a decidere di riproporre un titolo di quel tipo, poco dopo lo spin-off FPS Tiny Tina's Wonderlands e l'ammiraglia Borderlands 3, pubblicata nel 2019. Pur mettendo in campo tre sceneggiatori propri supervisionati da Lin Joyce (tra cui Burch, che aveva lavorato sul Tales precedente), la Gearbox ha cercato l'aiuto di Kevin Bruner, cofondatore dei Telltale originali, per costruire questo New Tales From the Borderlands, pubblicato nell'ottobre 2022.

 

 

Bruner ha preferito non distrarre i suoi neonati Dramatic Labs da Star Trek Resurgence, così tramite la sua società personale, la Bruner House, ha messo sotto contratto solo per questo titolo altri ex-sceneggiatori e designer della Telltale, tra cui Bugaj, Schroyer, McMullen e Maulding. Diversi di questi nomi citati avevano avuto un contatto con il precedente Tales, comunque non prolungato come i responsabili di quella serie, qui latitanti (Shorette, Herman, Darin, MacManus, al momento impegnati altrove). Spoiler: manca qualcosa, e si sente.
New Tales porta alle estreme conseguenze l'approccio dell'avventura narrativa, riducendo drasticamente i momenti di esplorazione degli ambienti in terza persona: si lascia all'utente più che altro la scelta delle risposte e delle reazioni alle scene cinematografiche che si susseguono quasi senza soluzione di continuità e senza movimento libero.

 

 

Gli occasionali cambi di ritmo sono ottenuti tramite qualche Quick Time Event molto semplice. Nel perfetto stile dei Telltale meno convincenti, vengono pure presentate dinamiche alternative, come gli schiaffi di Anu per "aggiustare" la tecnologia sofisticata, o i minigiochi di hacking di Octavio, ma sono così deboli che persino gli autori sembrano via via dimenticarsene durante i cinque episodi. Sprecate davvero sono le Battaglie Vaultlanders, degli scontri tra miniature collezionabili sparse nelle location: la dinamica da pseudopicchiaduro QTE (lentissimo!) serve solo a rendere più coreografici dei semplici collezionabili per gli achievement. Un vero peccato, considerando che i siparietti sono introdotti da un personaggio assurdo e tra i più riusciti.

 

 

Sarebbero come al solito le usuali "scelte terribili" a reggere la nostra interazione, e se funzionassero come accadeva in un Walking Dead o nello stesso precedente Tales From the Borderlands, la debolezza dei suddetti tentativi di minigiochi non peserebbe molto. Se invece l'esito di New Tales traballa così tanto, è perché in questo approccio così leggero conterebbe più del dovuto la qualità cinematografica dell'esperienza, in sceneggiatura e regia. L'impianto narrativo di New Tales From the Borderlands ha però in merito un problema a monte e un altro a valle.

 

 

Il problema a monte è la caratterizzazione dei personaggi protagonisti. C'è sicuramente lo sforzo di cercare una base emotiva, che a sorpresa aveva retto il vecchio Tales. Anu è una scienziata fallita pacifista, sempre fuori contesto, per una volta con la possibilità di fare la differenza. Octavio è uno spiantato che sogna di diventare più dello zero che è. Fran teme di soccombere alla sua aggressività. Purtroppo però gli sceneggiatori mandano avanti soprattutto la nevrosi ossessiva della prima, la scemenza del secondo e la rabbia grottesca-tamarra della terza, alternando bruscamente cuore (meno) e commedia (di più), lì dove Rhys, Fiona, Sasha e Vaughn erano sempre molto ambigui e relativamente realistici nei comportamenti.

 

 

Anche se il narrative design prevede che il simpatico robot LOU13 valuti la coesione del gruppo a seconda di come i tre si coalizzano tra di loro (con una goffa conseguenza nella scena finale), emotivamente le scelte pesano poco in un contesto più demenziale che psicologicamente credibile. Il problema a valle, il difetto che amplifica quello a monte, è che a partire dal quarto episodio c'è un evidente sfilacciamento del ritmo, con situazioni ripetitive, tempistiche di regia stiracchiate e, quel che è peggio in questo contesto, tempi comici dilatati: si capisce che a volte vorrebbero rendere il tutto più surreale, ma hanno ottenuto solo il risultato di annoiarmi e farmi perdere la rimanente buona volontà che pure avevo mantenuto sino al terzo episodio.
In un vecchio post-mortem fu Nick Herman a raccontare come l'originale Tales From the Borderlands fosse riuscito a diventare un piccolo cult solo grazie a una serie di circostanze fortunate, con spirito di sacrificio e quasi per miracolo, relegato a progetto secondario sul quale nessuno puntava più per incassare bene. Le gambe fragili di questo sequel spingono a guardare con ancora più rispetto la scommessa precedente, ora che alla passione che trasudava da quella storia, tra le più belle che abbia vissuto sul monitor in materia di fantascienza, si è sostituita un'incerta imitazione.

 

 

GRAFICA

Arrivando dalle esperienze Telltale, la resa visiva di New Tales From the Borderlands è un tale passo in avanti da lasciare l'amaro in bocca: magari nel 2014 si fossero avuti a disposizione questi mezzi per quella sceneggiatura migliore! Siamo di fronte a un effettivo, vero film di animazione, dove oltre 700 ore (!) di performance capture completa hanno permesso un dinamismo visivo e un dettaglio notevoli, mossi dall'Unreal Engine 4. Le scene eseguite dagli attori sono state importate e replicate in automatico dai modelli dei personaggi, ulteriormente ritoccati manualmente dai grafici Gearbox, per eliminare sbavature o potenziare alcune espressioni facciali. Forse avrei desiderato che le avessero potenziate ancora di più in alcune circostanze, ma la varietà dei movimenti e della mimica fa impallidire le cose che i Telltale costruivano con budget e disponibilità inferiori, inutile negarlo. Grazie anche all'alta qualità delle texture, l'esperienza su un computer adeguatamente carrozzato o sulla current gen di PS5/Xbox Series X/S è davvero appagante (almeno sul fronte estetico).

 

 

La flessibilità dell'ambiente grafico consente inoltre di agghindare i personaggi come più ci aggrada durante l'avventura, acquistando in appositi distributori (o nei menu) nuovi costumi o accessori, alcuni davvero allucinati, pagandoli con la valuta sparsa qui e lì nelle location.
Forse l'unico vero limite che noto, specialmente in Anu e Fran, è legato proprio alla loro caratterizzazione: costrette a recitare in performance capture la nevrosi della prima e l'esuberanza della seconda (paralizzata alle gambe), le attrici si sono adagiate su alcuni gesti ripetitivi e caricati, quasi loro e la regia volessero essere certe di non "perdere" le personalità di Fran e Anu con una gestualità troppo generica. Sulla carta la strategia può essere vincente, nella pratica però il risultato acuisce la ripetitività di alcune gag e situazioni.
A parte questo, sull'aspetto grafico di New Tales From the Borderlands, forte di un cel shading ricercato e dei colori saturi del marchio, c'è poco di cui lamentarsi.

 

 

MUSICHE E SONORO

In quest'ambito ho avuto la sensazione che i Telltale avessero fatto di meglio: qui il team ha cercato di imitarli nel proporre canzoni di repertorio all'inizio di ciascuno dei cinque episodi. Il precedente Tales mi aveva fatto scoprire brani che ancora ricordo, mentre qui forse hanno attirato la mia attenzione appena appena quelli in apertura della quarta e quinta parte, ma per poco (The Operator e Bad Selection). In ogni caso, niente che sia paragonabile a The Silver Lining del primo Tales). Non sono disposto a mettere la mano sul fuoco su questo aspetto, perché non mi intendo di musica abbastanza, ma ho avuto la sensazione di una colonna sonora (di Gabriel Cyr e Jeff Ball Music Inc.) appena funzionale a ciò che accadeva sullo schermo, tanto che non sono riuscito a isolare nella mia testa nemmeno un accompagnamento.

 

 

Per la particolare lavorazione del gioco, costituita da riprese in performance capture trasposte sui modelli in 3D, sullo stile di Detroit (ma senza somiglianza fisica tra modelli e attori), non si parla tecnicamente di doppiaggio ma di vere e proprie interpretazioni. Il cast è stato quindi altrove impegnato in carne e ossa, tra tv e cinema. Diego Stredel è Octavio, Lucia Frangione è Fran, mentre Michelle Rambharose è Anu.

Revisione: 2/2023

 

 

NOTE TECNICHE SULLA PRIMA EDIZIONE
(Windows, Switch, PlayStation 4/5, Xbox One/SeriesX-S)

New Tales From the Borderlands è stato pubblicato il 21 ottobre 2022 solo in digitale e contemporaneamente su Windows, Switch, PlayStation 4/5 e Xbox One/Series X-S. Le versioni PC sono naturalmente, visto il contesto non-indie, protette da DRM e disponibili su Steam e su Epic Games Store, solo per nominare due degli store più importanti, dove il gioco è sempre venduto con sottotitoli e testi in italiano. L'unico doppiaggio straniero disponibile è il francese. La configurazione minima PC prevede W10, Intel Core i5-4690K o AMD Ryzen 3 1300X, con scheda video NVIDIA GeForce GTX 960 4 GB o AMD Radeon RX 470 4 GB, rimanendo disposti a ridurre la risoluzione, la quantità dei dettagli o la qualità dell'antialiasing. Con il mio i7 e scheda Geforce 2070, con monitor a refresh adattivo, ho avuto un'esperienza fluidissima al massimo dettaglio in 2560x1440.
Da notare che, nell'ambiente dell'Unreal Engine, è qui implementato per la prima volta il Beanie Engine di Kevin Bruner, un leggero linguaggio di script proprietario, pensato apposta per gestire le avventure narrative in stile Telltale.

 

 

Credits (Windows, Switch, PlayStation 4/5, Xbox One/SeriesX-S)

Realizzazione: Gearbox Software
Sceneggiatura [Gearbox Software]: Lin Joyce, Doug Lieblich (sup.), Amanda Shuckman, Anthony Burch
Narrative design e sceneggiatura [Bruner House]: Stephan Bugaj (sup.), Chris Schroyer, Luke McMullen, Eddie Mauldin
Beanie Narrative Engine: Kevin Bruner (sup.), Javier Fernandes Fernandes, Nicolas Barrera Barrera, Federico Lochbaum, Martin Vergara
Interpreti: Michelle Rhambarose (Anu), Lucia Frangione (Fran), Diego Stredel (Octavio)

Scelte [SPOILER!!!]

Consulto qui i riepiloghi delle mie scelte per i cinque episodi di New Tales From the Borderlands, per raccontarvi come ho giocato. Senza entrare troppo nel dettaglio, provo a riassumere il mio percorso.
Al termine della storia, mi sono trovato a riavviare il locale di Fran con Anu, perché a quanto pare durante il gioco avevo privilegiato questo asse rispetto agli assi Octavio-Fran e Octavio-Anu. A parte che non ho avuto la sensazione di essere stato così a favore di un legame tra le due, mi ha lasciato a bocca aperta (e non in senso positivo) il fatto che il personaggio con cui si è legato meno muoia (fuori campo!) nel prefinale, mentre i due sopravvissuti sono per giunta in formissima. Purtroppo non è un bug, come qualche utente aveva comprensibilmente sperato... il gioco è proprio scritto così! Senza parole.

 

 

Per me Anu era la più simpatica del terzetto, così ho iniziato quasi subito a plasmarla come decisa, cercando di curarla dalle sue insicurezze (per esempio col 29% dei giocatori ho fatto una presentazione aggressiva del raggio per Rhys nell'episodio 1), provando a non andare mai in panico, e mantenendola sensibile (ho salvato Juniper dal Divoratore nell'ep2, col 27%). Nell'episodio 3 ho preferito sparare a me stessa (col 17%) e nel quarto ho scelto Octavio al posto del frammento, in questo caso com'era prevedibile in compagnia dell'81% degli utenti. Come sommo spirito di sacrificio, nell'episodio 5 ho scelto di riunire il frammento e annullarmi, col 38%.
Su Octavio e Fran ho le idee più confuse. Tendenzialmente ho reso Octavio gradasso ma senza portarlo a rubare, assecondando la sua volontà di cambiare in meglio. Come dicevo, volevo che Octavio e Anu si riunissero, tanto che col 15% nell'ep2 ho convinto Fran ad aiutarci e col 45% ho convinto Anu a impegnarsi per sconfiggere l'idea stessa di morte. Ammetto che però nell'ep3 ho negato di aver sabotato Pierre (col 62%), pur avendo blandito Anu col 55%, dicendole che adoravo la sua presentazione.

 

 

Quando all'inizio del quarto episodio Octavio ha comprato il negozio di Fran ho alzato le mani: ho trovato che la gag lo rendesse sin troppo più cretino di quanto già fosse, e francamente ho perso la voglia di garantirgli un percorso sensato, decidendo da quel momento in poi nella totale improvvisazione. Magari pure per questa ragione nell'ep5 mi sono sparato da solo (col 5%!) e sono stato punito con la sua morte, com'è successo al risicato 10% dei giocatori...
Forse intimorito da Fran, avevo deciso di contenere le sue ire, ma col senno di poi credo di aver così solo aumentato la mia noia: per esempio nell'ep1 non avevo attaccato per prima Hank e l'avevo solo congelato, risparmiando pure Reba; nel quarto non ho fatto esplodere Brock, ho congelato Rita e non ho preso a pugni il superfan. Non sapevo bene quale posto dare a Fran nel terzetto, tanto che nell'ep2 ho dato fiducia ad Anu col 39%, ma col 30% non ho nemmeno fatto la spia su Octavio... e nell'ep3 con l'81% non l'ho colpito. Tutto sommato, se non fossi stato nel 65% dei giocatori che ha tenuto in vita Fran alla fine del gioco, la cosa non mi avrebbe tolto il sonno. Mi sono reso il personaggio meno movimentato di quanto potesse essere, temo.