Trama e analisi di
Marvel's Guardians of the Galaxy -
The Telltale Series

I Guardiani della Galassia vengono reclutati dalla Nova Corps per affrontare il supercattivo Thanos, alla ricerca di un mistico artifatto chiamato Eternity Forge. Quando l'umano Star Lord, la dinamica aliena Gamora, il distruttore, il procione Rocket e l'albero semovente Groot riescono incredibilmente ad avere la meglio, davanti a loro si prospetta un futuro diverso: il gruppo perde la sua forza coesiva, ognuno ha difficoltà a collaborare con gli altri. Gamora si trascina problemi "familiari", Drax è ancora traumatizzato dalla morte di compagna e figlia, Rocket è irrequieto e non è sicuro che i compagni apprezzino il denaro quanto lui, mentre Peter Quill alias Star Lord realizza che l'Eternity Forge ha il potere di fargli rivivere gli anni passati con sua madre. L'apparizione di qualcuno interessato all'Eternity Forge cambierà le carte in tavola. I Guardiani della Galassia ritroveranno la loro coesione per fronteggiare le conseguenze della catena di eventi avviata da loro stessi?

SOGGETTO/PROGETTAZIONE:
La licenza di Guardiani della Galassia è stata acquisita dai Telltale a cavallo del grande successo dei due lungometraggi omonimi Disney/Marvel prodotti tra il 2014 e il 2017, interpretati da Chris Pratt e Zoe Saldana. Nell'universo crossmediale di cui si cibano oggi le grandi fiere come il ComiCon e il mercato generale dell'audiovisivo ad alto budget, immerso per metà (se non di più) nella nostalgia, i Guardians of the Galaxy hanno trovato terreno fertile al cinema, ma già nella loro incarnazione originaria a fumetti combattevano sul fronte del vintage: la serie a cui si fa riferimento in questo caso non è l'originale Guardians of the Galaxy di Arnold Drake & Gene Colan, datato 1969, bensì il suo reboot - con personaggi diversi ma qualche legame narrativo - del 2008, a firma Dan Abnett & Andy Lanning. Questa rivisitazione crea una squadra di mercenari spaziali assemblando personaggi nati in altri contesti (semplifico aiutandomi con Wikipedia, i nerd doc abbiano pietà del sottoscritto): Peter Quill alias Star Lord è nato nel 1976 su un numero di Marvel Preview (così come Rocket Raccoon), Drax il distruttore era nel primo numero di Iron Man (1973), Gamora nel n. 180 di Strange Tales (1975), mentre Groot addirittura fu creato da Stan Lee, Jack Kirby e Dick Ayers nel 1960, in un numero di Tales to Astonish. Il livello di fanatismo richiesto per l'apprezzamento del fumetto, evidentemente pensato per avere radici profonde ed emotive nell'universo Marvel, si è allentato sullo schermo, dove al pubblico non si è richiesta tanto l'appartenenza al verbo fumettistico marveliano, quanto un'appartenenza a un immaginario anni Ottanta, tra walkman, canzoni d'epoca e abbondanti ammiccate visive a classici del periodo quali Star Wars e Indiana Jones. In un certo senso quindi Guardians of the Galaxy è un pastiche-calderone di suggestioni da più media, quello che in futuro potremmo definire uno dei simboli dell'epoca che stiamo vivendo.
Confesso di essermi approcciato alla nuova serie episodica Telltale, supervisionata da Mark Darin, Sean Ainsworth e dallo sceneggiatore Zack Keller, in uno stato di indifferenza. Onestamente, il primo film della serie non mi ha colpito. Non si tratta della solita, trita e stremante divisione tra hater e fanboy, lo scrivo prima di essere trascinato nella fazione della polemica a oltranza: guardando il lungometraggio mi sono anche divertito, ma ho avuto serie difficoltà a entusiasmarmi com'è accaduto ad altri, forse anche perché non conoscevo affatto il marchio prima di entrare in sala. Ciò che mi ha deluso, rispetto alle aspettative che mi ero costruito, era l'assenza di un registro netto: il film era irriverente ma non troppo, autoironico ma non troppo, eroico ma non troppo, emotivo ma non troppo. Tanto di cappello al regista e sceneggiatore James Gunn per essere uscito indenne dagli inevitabili compromessi con la Disney, ma non mi sono messo in fila subito per il secondo capitolo (che recupererò, comunque). Nonostante ciò, l'equilibrio che in un mezzo lineare come il cinema ha stentato a coinvolgermi, è in fondo ciò è riuscito a reggere l'intera stagione, nonostante l'assenza di picchi.
Per la natura dell'interazione che cavalcano da cinque anni a questa parte, i Telltale non possono che cercare l'ossatura del loro Guardiani della Galassia nell'aspetto più emotivo delle vicende: la vendetta di Drax, il cinismo di Rocket, la capricciosità di Star Lord (motivata con un'infanzia negata), il tilt d'identità di Gamora, tutti elementi che possono minare la coesione di un gruppo esageratamente eterogeneo (e si sente quindi l'eco sempiterno di The Walking Dead). Preservare o meno gli equilibri interiori e sociale spetta ovviamente a noi giocatori, che controlliamo Peter Quill e occasionalmente gli altri Guardiani, e di volta in volta possiamo decidere chi ci sia più simpatico, ingoiando gli sguardi di rabbia o disprezzo di chi abbiamo deluso. La trovata dell'Eternity Forge, oltre a fungere da discreto motore narrativo del plot, visto che fa gola al villain principale, è molto utile per rafforzare il percorso psicologico ed emotivo dei Guardiani, cosa che poi è l'essenza delle Telltale Stories, con il sottesto di quello che per me è il tema portante del racconto, l'elaborazione del lutto. Da quest'ultimo concetto dipende la quasi totalità dei flashback interattivi, uno o più per ciascun episodio e per ciascun Guardiano, ottimo detonatore (specie nello struggente caso di Rocket) per un approfondimento caratteriale che al cinema mi era mancato, ma che forse risulterà superfluo a chi conosce il comic book. Peccato che il Forge a volte soccomba alla sua spudorata funzione di McGuffin, con un'attivazione contorta che allunga i tempi narrativi in modo non sempre fluido.
E' istintivo pensare a Tales from the Borderlands, che divide con questo Guardians molto dello spirito e dell'atmosfera: sorprende meno se si pensa, com'è stato anni dopo confermato, che il team Telltale delle avventure di Rhys e Fiona si ispirò proprio al comic book Marvel, quando ancora la licenza non era stata nemmeno avvicinata. Rispetto a quel sottovalutato gioiello, Guardians è costretto, dal prestigio del marchio e dall'uso dei protagonisti ufficiali, a una maggiore timidezza: come succede con maggiore convinzione e forza in Batman, i Telltale cercano di trasmettere inquietudine suggerendo la vulnerabilità anche dei personaggi storici, ma l'iconicità dei personaggi, relativamente giovani, rende questo tipo di personalizzazione più timida, forse pure per volere della casa madre. Per il resto, la squadra fa di tutto per regalare una chance di interpretazione morale di ogni avvenimento e quasi di ogni dialogo, con scelte che ho trovato abbastanza significative (sul piano concettuale, chi cerchi superconseguenze pratiche nello svolgimento del plot lasci perdere). E' vero, il Peter Quill finale può apparire incoerente e contraddittorio, ma ciò può dare fastidio solo se, come accadde per Bigby in The Wolf Among Us, non si accetta che l'interattività delle "Telltale Stories" esiste più di quanto si sia disposti a credere: la coerenza è la nostra responsabilità ed è il gameplay, anche quando falliamo nel garantirla. O soprattutto quando falliamo.
Nonostante la sostanza dell'interazione, costituita da scelte di dialogo e prese di posizione, non sia cambiata, il team si è impegnato a offrire le solite piccole variazioni d'interfaccia per vivacizzare il ritmo: nulla di trascendentale, ma ho trovato il dosaggio più meditato e omogeneo del solito. Alcune scene di Quick Time Event sono molto piacevoli (specie per l'uso della doppia pistola di Star Lord) e sono indovinate le possibilità di attivare gli stivaletti a reazione di Peter per esplorare una location anche in verticale, e di comunicare a distanza con gli altri compagni per ottenere opinioni sulla situazione.
In fin dei conti la mia reazione ai Guardians of the Galaxy telltaliani è la stessa avuta davanti al primo film: palla al centro, seppur non per le stesse ragioni, perché i personaggi mi sono arrivati molto di più stando davanti al monitor. Il paragone con Tales from the Borderlands viene vinto a mani basse da quest'ultimo, però a mio parere la maggiore difficoltà di una licenza come Guardians comportava un gioco d'equilibrismo più complesso, eseguito in fin dei conti piuttosto bene. Dispiace solo che il progetto sia stato seppellito in un marketing che ha preferito cavalcare Batman e Minecraft Story Mode, dilazionando gli episodi a cadenza bimestrale, suggerendo l'idea che il management per primo avesse smesso di crederci. Combinando quest'assenza di entusiasmo a quella del pubblico che inizia a ritenere stantìa la formula Telltale, si rischia di non notare che il team di Darin, Keller e Ainsworth sembra invece averci creduto fino in fondo. Da solo?

GRAFICA:
Jesse Maccabe ha scelto una direzione artistica molto rischiosa per Guardians of the Galaxy: a differenza dei classici stili Telltale contrastati e/o bui, come gli indovinati look di The Wolf Among Us e anche degli ultimi Batman e The Walking Dead: A New Frontier, qui si sceglie la luce. Colori vibranti, illuminazione spesso diffusa, forme bene in vista: in teoria un cambio di rotta non si può accogliere che con calore, però dobbiamo ricordare che l'engine Telltale Tool soffre il peso degli anni quando si parla di dettaglio poligonale e rigging di corpi e volti. Tutta questa solarità ne evidenzia ancora di più i limiti, come accadde - pur in un dettaglio inferiore data l'età - nei vecchi CSI. I personaggi, progettati da Brian J Silva, non possono assomigliare alle loro controparti dal vero per ragioni contrattuali (e anche artistiche, non essendo la serie un tie-in totale del lungometraggio) e non sono tutti efficaci: Star Lord mi ha ricordato il George Stobbart 3D di Broken Sword 3 e Broken Sword 4, con un pizzico del Jack Kong del Ghostbusters targato Filmation. Il problema è che la sua mobilità facciale sembra un po' incerta, così come vagamente imbalsamato sembra Rocket. Funzionano di più Gamora e Drax, anche grazie a un solido lavoro di texture. Nulla di realmente spiacevole, nemmeno negli ambienti di Erik Ose, ma nel contesto così cinematografico dei giochi Telltale, non ci si può permettere di essere soltanto passabili, e non posso fare a meno di notare che la recitazione è più espressiva in Frontier e Batman, nonostante le animazioni siano dirette da Jeff Sarre, un telltaliano della primissima ora (ora di Sam & Max, per capirci). Tutto il team grafico avrebbe davvero bisogno di un nuovo motore, magari di un bell'Unreal Engine: ma da quanto lo stiamo scrivendo?

SONORO:
Se non altro il franchise legittima il recupero di una felice usanza lasciata da parte in Batman e The Walking Dead: A New Frontier: le canzoni di repertorio, sulle quali i Telltale, quando vogliono, non badano a spese. Per un marchio che usa come icona un walkman a musicassette, il sapore anni Ottanta è irrinunciabile, ma si va anche più indietro. Già nel menu si ascolta Livin' Thing (1976) dell'Electric Light Orchestra (che Gunn voleva inserire nel primo film), e nel resto della partita ci sono Why Can't I Touch It? (1979) dei Buzzcocks e You Make My Dreams (1980) di Hall & Oates, "This Town Ain't Big Enough for Both of Us" degli Sparks, "Shambala" dei Three Dog Night, Put a Little Love in Your Heart di Jackie DeShannon, "Stone Cold Crazy" dei Queen e "Crazy on You" delle Heart. Il vintage musicale è l'aspetto più irresistibilmente ricattatorio dei Guardiani della Galassia e l'adattamento dei Telltale non vuole giustamente essere da meno. Promosso, al punto che il buon Jared Emerson-Johnson nella colonna strumentale cerca di non sfigurare, ma per un orecchio non allenato si fa fatica a distinguere una forza particolare del suo contributo.
Al doppiaggio i fan inglesi hanno dovuto accettare voci e attori diversi da quelli ammirati al cinema: inevitabile per una questione di costi. Scott Porter (Lukas in Minecraft Story Mode e Luke nella seconda stagione di The Walking Dead) è un buon Peter Quill, l'inglese Emily O'Brien è Gamora, il misconosciuto Brandon Paul Eells è Drax, mentre Rocket è addirittura il veterano Nolan North, più famoso come Nathan Drake negli Uncharted: la sua voce non mi sembra però sufficientemente caratterizzata per lo sfrenato procione. Il buon Adam Harrington, indimenticabile Bigby di The Wolf Among Us, si accontenta di pronunciare in mille versioni diverse il mitico "I am Groot", l'unica frase con cui comunica l'arbusto antropomorfe.

PROGRAMMAZIONE:
Nonostante la resa grafica inferiore dovuta alle scelte stilistiche, Guardians of the Galexy si muove con la stessa versione aggiornata del Telltale Tool che ha mosso Batman e The Walking Dead: A New Frontier: per tale ragione, sarà difficilissimo ottenere un frame rate decente sotto Windows senza una scheda grafica con memoria GDDR5, a meno che non si accetti di disattivare molti effetti come i cambi di fuoco e la profondità di campo, e abbassare la risoluzione (peccato però: almeno questi fattori aiutano l'esperienza coreografica). Ci vorrebbe però un miracolo per fare a meno dei maledetti microstutter del motore, non dipendenti dalla configurazione ma dalla malaugurata tendenza a caricare al volo texture e shader nell'ambito di una stessa scena. Le scelte secondarie, diverse da quelle importanti elencate nel riepilogo alla fine degli episodi, erano all'inizio della stagione sempre registrate sul vostro account sul sito dei Telltale, ma il funzionamento della feature è sempre stato altalenante, tanto da essere stato ultimamente cancellato. Al momento Guardians è disponibile per Windows, PS4, Xbox One e Mac: su quest'ultima piattaforma ha rappresentato il terreno di prova telltaliano delle librerie Metal.