Analisi di
Full Throttle Remastered

PROGETTAZIONE:
Full Throttle Remastered è il terzo remaster di un classico LucasArts da parte della Double Fine di Tim Schafer, quinto in generale se si contano anche The Secret of Monkey Island Special Edition e Monkey Island 2 Special Edition - LeChuck's Revenge della stessa Lucas. Riproposto nel 2017, Full Throttle ha un indubbio vantaggio rispetto agli altri titoli: il suo game design semplice, diretto, lineare, immediato, arricchito di sequenze action e minigiochi, è in teoria più adatto a un pubblico attuale di quanto non fosse adatto agli appassionati nel 1995, i quali però l'apprezzarono ugualmente in virtù di una freschezza d'approccio e una spettacolarità che all'epoca erano valori: oggi sono caratteristiche un po' temute dalla nostalgia e dalla difesa di un genere, avvertito debole e quindi da proteggere dalle intemperie degli esperimenti. La difficoltà di Full Throttle rimane bassa e abbordabile, ma se fossi stato nell'executive producer Matt Hansen e in Tim avrei però colto l'occasione per limare non solo l'enigma di puro pixel hunting per entrare alla Corley Motors, com'è stato fatto, ma anche la micidiale e rintronante scena del destruction derby, dal game design piuttosto frustrante. Credo che oggi pochissimi riterrebbero Full Throttle un classico alla stregua degli altri titoli lucasiani rimasterizzati negli ultimi anni: per questo si ritroverà a essere giudicato oggi al netto della tecnica un tempo eccezionale ma oggi invecchiata (anche se tirata a lucido in quest'occasione). A metà strada tra le avventure grafiche punta & clicca tradizionali, ancora oggi molto rappresentate, e i moderni esperimenti dei Telltale, il gioco è sempre una preziosa occasione per capire come si possa confezionare un genere tradizionalmente statico come l'adventure in una veste il più possibile dinamica, senza per questo ridurre l'interazione ai minimi termini.
Diversamente da quanto accaduto per le remaster di Grim Fandango e Day of the Tentacle, la Double Fine non ha operato cambiamenti sensibili all'interfaccia: già impostato per la grafica a tutto schermo con il suo bel menu dei comandi a scomparsa, ma sempre in contesto punta & clicca senza concessioni al controllo diretto (o quasi, perché le sezioni in moto possono sempre essere controllate via mouse), Full Throttle non ha richiesto modifiche in tal senso. L'unica concessione è l'opzione per disattivare la pressione continuata dei tasti del mouse per interagire con gli hotspot, soluzione pensata probabilmente in funzione di un più snello adattamento per il mercato mobile e il touchscreen. Molto ben accolta la modalità jukebox nel menu, per ascoltare in qualsiasi momento le musiche e i commenti audio, slegati dalla partita.
A proposito: come da tradizione c'è un commento audio di Tim, accompagnato da Clint Bajakian in qualità di sound designer originale, Peter McConnell per le musiche orchestrali, la producer originale Casey Donahue Ackley, il capo-animatore e designer dei personaggi Larry Ahern e Stephen Shaw, che fu capoprogrammatore nel 1995. Se possibile, è ancora più stringato di quello registrato per la Day of the Tentacle Remastered, a causa della brevità intrinseca del gioco, anche se una o due chicche non mancano di strappare il sorriso al vero lucasdelirante: oltre ai ragionamenti sulle ispirazioni e sulle scelte creative, alcuni aneddoti sulla produzione, che stabilì nuovi record di complessità e budget, hanno un loro valore storico.
Veder comparire su Steam nel 2017 Full Throttle in alta definizione è insomma un piccolo tilt percettivo, che amplifica lo status tutto particolare del primo assolo di Tim Schafer: antico e moderno allo stesso tempo, sgangherato in alcuni momenti e geniale in altri, ha maggiori chance rispetto ad altri titoli più classici di essere valutato per quello che è, e meno per il rimpianto che circonda come un'aura lavori più intoccabili come i Monkey Island di Ron Gilbert.

GRAFICA:
Full Throttle Remastered è il più corposo lavoro mai svolto dalla Double Fine su una riedizione, ma ciò non significa che sia anche il migliore. Rispetto al Grim Fandango Remastered, la bassissima risoluzione dell'originale (320x200) obbigava a ridisegnare integralmente la grafica in HD, inclusi i modelli e le animazioni in 3D precalcolato. Quest'ultimo tipo di asset era rimasto com'era per Grim, in assenza dei file originali e forte di una risoluzione appena più decente di 640x480. Se già quel lavoro incompleto su Grim fece storcere il naso, a maggior ragione qui bisognava rifare tutto. Full Throttle finiva quindi per combinare insieme la necessità di un ripasso totale in HD della grafica, come accaduto per Day of the Tentacle, a un trattamento dei filmati e all'allungamento di tutte le schermate per il widescreen 16:9. Una mole di lavoro notevole, che si è deciso di dividere tra la Double Fine (più concentrata sul ricreare i modelli 3D dei veicoli) e gli studi Shiny Shoe (già collaboratori per gli altri remaster), Super Genius (vecchie conoscenze di Broken Age), Studio Yotta e Lakshya Digital. Tante mani per pubblicare il progetto entro i termini del contratto con la Disney/Lucasfilm. Forse troppe mani: il risultato di Day of the Tentacle mi era sembrato più compatto e coerente, mentre qui a volte un'occhiata approfondita denuncia più spesso il passo più lungo della gamba, dato il budget. Anche se, passando dalla vecchia alla nuova grafica con F1, l'impatto è apprezzabile, ci sono diverse sbavature, minime e non, e qualche fondale sembra essere rimasto allo stadio preliminare con un semplice filtro applicato, prima dell'ultima completa passata di ricalco. La palette di colori è inoltre preservata per le scene in notturna, ma mi sembra un po' troppo calda e luminosa nelle scene in esterni, se confrontata con l'originale (non è un glitch, è una scelta artistica ma non mi convince). Se le successive e auspicate patch ritoccheranno queste sbavature, potrei diventare più morbido. La grafica dei menu, tuttavia, continuerà a non piacermi, ma ho gradito invece moltissimo lo scrolling fluido a 60fps, che migliora sul serio il sapore cinematografico del gioco.

MUSICHE E SONORO:
Di certo un appassionato di musica contesterà che le musiche di Peter McConnell non sono state tutte rimasterizzate live (come mi pare di capire a orecchio), però a mio parere l'aspetto sonoro è il più riuscito del Full Throttle Remastered. L'originale fu la prima avventura lucasiana a usare audio integralmente digitalizzato e non sintetizzato, accontentandosi perciò di un campionamento di bassa qualità. Dimentichiamo tutto questo nella remaster, che ricampiona canzoni, effetti e doppiaggio restituendo le mitiche tracce dei The Gone Jackals in tutta la loro nitidezza. Unico problema è che, come per Grim, il restauro ha coperto solo le voci inglesi ma non quelle dei doppiaggi stranieri, comunque inclusi ma in qualità antica, che stride con la pulizia del resto del sonoro. E' comunque sempre possibile disattivare l'audio rimasterizzato, che combinato con la grafica originale (attivata premendo F1) permette di rivivere Full Throttle praticamente com'era.

PROGRAMMAZIONE:
E' stato ancora una volta Oliver Franzke a fornire i suoi servigi al trattamento dello SCUMM, qui reso più complesso dalla combinazione col sistema INSANE di Vince Lee, usato nell'originale per leggere i filmati in streaming dal cd-rom. Oliver ne è uscito discretamente bene con la collaborazione della Shiny Shoe, però mi auguro che si risolva uno spiacevole bug che impedisce la chiusura di alcune code audio in certe sequenze, troncandole in malo modo. Per il resto mi ha stupito come il gioco gestisca in tempo reale lo streaming dei video vecchi e nuovi in parallelo: avevo i miei dubbi che l'acrobazia riuscisse a essere precisa, ma a parte quel bug mi sembra che l'amato switch tra le due versioni sia sopravvissuto a un progetto tecnicamente piuttosto complesso. Forse il mouse è più lento a recepire i comandi durante le sequenze d'azione, ma abbassare la qualità del rendering dovrebbe aiutare (c'è comunque sempre una sproporzione tra velocità degli attacchi e velocità massima delle proprie cliccate, consiglio semplicemente di andare più lenti come ho fatto io). Full Throttle Remastered è meno leggero di Day of the Tentacle Remastered: nonostante i requisiti parlino di 2.4Ghz, Core Duo, 4Gb di RAM e OpenGl 3.3 generico, consiglio almeno un i3, 8Gb e una scheda DDR5 per la massima fluidità.
Per chi volesse avere la possibilità di avviare l'originale Full Throttle in modo liscio tramite ScummVM, ho preparato un txt con le istruzioni necessarie a estrarre i file della prima versione.