Trama e analisi di
Batman: The Enemy Within - The Telltale Series

Scheda provvisoria fino al termine della stagione!

Il ritorno sulla scena dell'Enigmista, un pericoloso criminale che aveva tormentato Gotham City molto prima dell'arrivo di Batman, incrina l'equilibrio che Bruce Wayne è riuscito a recuperare nella sua vita. L'Enigmista non è l'unico problema: si affaccia sulla scena una misteriosa "Agenzia" segreta, controllata da Amanda Waller, interessata a smantellare una nascente rete criminale con l'aiuto di Batman, che per farlo però dovrebbe tradire la fiducia di Gordon e affidarsi ai metodi crudi e dubbi della Waller. Nel frattempo, uscito da Arkham, John Doe è libero in città e ricontatta il suo vecchio "amico" Bruce: può essere un aiuto reale oppure Bruce lo sta considerando più innocuo di quanto non sia?

SOGGETTO/PROGETTAZIONE:
Esistono sorprese che sono tali solo per il marketing e sorprese che riescono a conciliare le esigenze commerciali con una motivazione artistica sensata. Dopo la fine della prima stagione del Batman targato Telltale, un prosieguo immediato non era affatto scontato: in altri casi l'azienda ha rimandato per diverso tempo anche sequel richiesti a gran voce (solo nel 2018 arriverà per esempio la seconda stagione di The Wolf Among Us), preferendo concentrarsi su altri progetti che per me rientrano decisamente nella categoria "sorpresa solo per il marketing". Al di là però di queste considerazioni che possono essere afflitte da soggettività, insistere sulla sua piacevole rilettura dell'universo di Bob Kane si rivela, almeno stando ai risultati del primo episodio, una buona mossa da parte della squadra Telltale. Quando si vuole allungare a dismisura una serie di qualunque tipo, non è raro estrarre la retorica del "c'è ancora tanto da raccontare", ma in questo caso in effetti il "John Doe" pre-Joker introdotto nella prima stagione era davvero un personaggio che meritava un'espansione e un approfondimento: un personaggio che è diventato nel corso dei decenni una nemesi iconica di Batman, viene quasi azzerato e si trova di fronte a un Bruce Wayne che non lo conosce ancora come tale. Se è vero, come si è insistito nel Cavaliere Oscuro nolaniano e in svariati albi, che il Joker rappresenta una sorta di contraltare più nero alla personalità già cupa e violenta di Batman, rendere il suo percorso in un certo senso parallelo a quello del giocatore comincia ora a dare i suoi veri frutti emotivi. Il percorso di cui parlo è immerso in una zona meticolosamente grigia, in cui è impossibile capire dove sia il bene e dove sia il male, quale sia la parte giusta dalla quale schierarsi: era già la chiave della prima stagione, ma qui la fluttuazione etico-morale è costante, tanto che al termine degli episodi, oltre al consueto riepilogo delle scelte, vengono elencati i rapporti di Bruce con ciascuno dei personaggi principali, così come sono stati costruiti dal giocatore attraverso le sue scelte di dialogo o di azione. E' frequente, quando si criticano i titoli del Telltale, concentrarsi sulle conseguenze a livello di plot, sempre minime, e sorvolare invece sulle sensazioni che questa zona grigia riesce a suscitare, quando è bene oliata come in questo caso. "Come la fai la sbagli" potrebbe essere un'ottima sintesi della strategia di design dei Telltale, fonte di una tensione reale che i quick time event di combattimento (appena ritoccati con qualche bivio coreografico) servono al massimo a stemperare. Avviene quindi il contrario di quello che si possa pensare: il divertimento, il ritmo e il pathos sono proprio in quei dialoghi ossessivi e scomodi, tra imbarazzi e sensi di colpa, non nell'aggrapparsi ai QTE. Nella prima puntata mi è capitato una volta di aver negato qualcosa a un personaggio, per poi cercare disperatamente una successiva scelta di dialogo che mi permettesse di giustificare il mio comportamento: quando è arrivata, mi sono reso conto di come i Telltale sappiano ormai manipolare le necessità emotive del giocatore in modo ormai diabolico. In un secondo caso, dopo aver offeso un personaggio, ho poi preso le sue difese perché mi sembrava comunque la cosa giusta da fare, pensando però tra me e me: "Così adesso suono un paternalista con la coda di paglia, non sincero..." Puntualmente, il personaggio mi ha fatto notare proprio che ai suoi occhi gli apparivo adesso patetico e falso (non era vero, ma lo temevo!).
Se altrove, come nell'ultima stagione di The Walking Dead, quest'incertezza costante puzza di meccanico e perde colpi, nell'universo di Bruce Wayne serve magnificamente le caratteristiche per me più affascinanti del personaggio: il suo incompleto senso d'appartenenza, il suo bisogno d'affetto soffocato, ma soprattutto la sua solitudine, sottolineata al meglio dal suo essere sballottolato tra opinioni divergenti. Detto questo, già al termine del primo episodio è chiaro che i riconfermati sceneggiatori dei Telltale, qui col veterano lucasiano Brett Tosti ancora alla direzione creativa, si stanno godendo la libertà di un mondo Batman parallelo nel quale hanno diritto di vita e di morte su chiunque, quindi i fan più rigidi si ritengano avvertiti. E incuriositi, perché no?

GRAFICA:
Nei tempi stretti con cui questa seconda stagione si è presentata sui nostri monitor, è normale che i responsabili del reparto grafico siano gli stessi della precedente: ancora Martin McDonald alla direzione artistica, Christian de los Santos alla supervisione degli ambienti e Michael Tjosvold come capo-animatore. Nonostante la cura di illuminazione e soprattutto una solidissima regia nella scelta di inquadrature e movimenti di macchina, infastidisce un po' notare che non tutti i modelli dei personaggi, passati sotto un vasto team supervisionato da Ryan-John Keats, siano convincenti: per un Batman, John Doe e Tiffany a mio parere inattaccabili, ci sono un Gordon, Iman e altri comprimari più rigidi e meno espressivi. Chiaramente, lì dove il primo Batman segnò l'ingresso di diversi effetti visivi nel motore Telltale Tool, il secondo giro non può giocare sulla stessa relativa freschezza, perciò si tende a essere più esigenti. A questo proposito, il taglio fortemente cinematografico risente parecchio della riduzione di tali effetti nel pannello opzioni: disattivando cambi di fuoco, ombre elaborate e quant'altro si rende il gioco snello anche su una scheda grafica GDDR3, perdendo però per strada una porzione vera e propria di regia. Sconsiglio. Non vorrei sbagliarmi, ma per la prima volta sono accreditati degli stuntmen per la realizzazione delle scene d'azione: immagino che siano serviti da riferimento per le animazioni, quando non si siano prestati proprio a del motion capture.

SONORO:
A Jared Emerson-Johnson riesce sempre molto bene il tappeto musicale enigmatico, che in questo caso, complice una sceneggiatura in cui i rapporti tra i personaggi sono tutti da scoprire e imprevedibili, crea un senso di stralunata tensione formidabile, preponderante sull'epica più classica, che ovviamente riprende il tema musicale orchestrale della prima stagione, sempre eseguito dall'orchestra della Dynamedion. E' vero che come al solito l'enfasi sulla melodia delle classiche avventure grafiche è un ricordo del passato, ma è anche vero che le nuove esperienze Telltale più visionarie come The Wolf Among Us riescono a non disperdere la bravura di Jared. Nel doppiaggio vengono riconfermati Troy Baker per Batman / Bruce e gli altri attori principali come Anthony Ingruber, meglio noto come il reboot vivente di Harrison Ford! Tra le new entry, Valerie Rae Miller per Tiffany, eccezionale nella scena del funerale, e il veterano (videoludico e batmaniano) Robin Atkin Downes per Edward Nigma.

PROGRAMMAZIONE:
In attesa che il rodaggio delle librerie Metal su Mac con Guardians of the Galaxy si completi, The Enemy Within è sbarcato per ora soltanto su Windows, Playstation 4 e Xbox One, in previsione di mobile e qualcos'altro (Switch?). Anche se la prima stagione era stata pubblicata, amputata e sofferente, pure su PS3 e Xbox 360, i Telltale si sono ben guardati dal proseguire sulla old gen: condivido, perché di brutte figure se ne sono già collezionate troppe. La prima stagione si è trascinata per mesi il marchio d'infamia di un motore non ottimizzato, ma per fortuna, dopo anche la tappa intermedia del nuovo Telltale Tool su The Walking Dead: A New Frontier, la performance è adesso sicura e scalabile (pur con il caveat che ho illustrato nel paragrafo sulla grafica). Nella versione PC è possibile agire su risoluzione, qualità delle texture e del rendering, ambient occlusion, profondità di campo, bokeh e antialiasing. La configurazione minima prevede Core 2 Duo 2.4Ghz, 3Gb RAM, scheda grafica da 1Gb compatibile DirectX11. Volendo, è possibile importare i propri salvataggi dalla prima stagione, ma in alternativa è disponibile l'usuale "generatore di storia" per creare delle premesse narrative coerenti con la propria passata esperienza.