Trama e analisi di
Bone : The Great Cow Race

Secondo episodio della saga iniziata con Out From Boneville. Il viaggio di ritorno per Boneville è sempre più lontano per Fone, Phoney e Smiley. Fone cerca disperatamente di corteggiare Thorn (sempre afflitta dai suoi strani incubi) cercando di procurarsi regali carini per lei alla Fiera della Valle. Phoney - costretto a lavorare per l'oste Lucius come cuoco-barista per un equivoco - decide di metter su qualche soldo organizzando scommesse per l'annuale Corsa delle Mucche, che si tiene nella città di Barrelhaven, aiutato da Smiley, che lo supporta anche in una perfida truffa nella più totale ingenuità. Campionessa della corsa è risultata sempre Granma Ben, unico essere umano in grado di gareggiare con le velocissime mucche della Valle. Mentre tutti si preparano all'evento, le Creature Ratto e il loro misterioso capo incappucciato vigilano, pronte all'attacco....

SOGGETTO/PROGETTAZIONE:
Per i Telltale le reazioni genericamente negative a Bone : Out From Boneville erano parzialmente previste. In un colpo solo si erano infatti proposti di rilanciare un genere paventato dai finanziatori americani come l'avventura grafica, di far questo tramite un canale differente da quello ufficiale dei negozi (la rete), di percorrere la strada meno rischiosa economicamente ma inusuale della pubblicazione ad episodi, di avvicinare al genere videoludico più narrativo anche i non-giocatori non alienandosi però le simpatie dei veterani, di lavorare su una licenza culto come quella del fumetto di Jeff Smith, nonché in tutto questo di essere all'altezza della tradizione Lucasarts dalla quale provengono. E' bello constatare che, dopo la (inevitabilmente) difficile partenza, i ragazzi di San Rafael ce l'abbiano fatta, seguendo scrupolosamente il nostro feedback.
Evitando la precedente eccessiva collegialità su sceneggiatura e game-design, quest'ultimo è stato inequivocabilmente affidato a Dave Grossman e Heather Logas, che hanno dovuto sciogliere due aspri nodi: il primo scoglio, l'eccesso di linearità, è stato superato tramite una struttura che permette al giocatore di passare da un cugino Bone all'altro nella parte centrale del gioco. Trasformando in modo mai troppo prevedibile la risoluzione di alcuni enigmi di un personaggio nello sblocco di nuove opportunità per un altro, hanno dato al giocatore la sensazione di trovarsi davanti un piccolo mondo che risponda a leggi proprie, qualcosa di lontanissimo dal corridoio senza sbocchi di Bone 1. La difficoltà di conseguenza è automaticamente aumentata: è bastato poi sparpagliare un po' tra le locazioni gli oggetti utili a risolvere gli enigmi (invece di farli trovare tutti nello stesso luogo) per ottenere un'esperienza molto impegnativa per il casual-gamer e finalmente stimolante per l'avventuriero medio, che troverà il gioco sì facile, ma di sicuro degno di rispetto.
Questo rispetto nasce dallo scioglimento del secondo nodo, quello della carenza di attività superflue, prima dettata anche dalla paura di discostarsi troppo dal "sacro" materiale originale: Grossman questa volta ha contrattato con Smith un copione fedele nello svolgimento dei fatti al fumetto ma più sensibilimente rivisitato in sceneggiatura e dialoghi. Questa strategia vincente per diversi momenti riporta ai fasti di Day Of The Tentacle, non solo per la gestione di più personaggi allo stesso momento, ma per l'azione sotterranea di una legge che reggeva quel meraviglioso gioco: tutto ciò che il giocatore fa, ogni enigma che risolve si trasforma in una scenetta o in una gag, non solo integrata nella storia, ma studiata per rivelare e persino rafforzare le personalità di Fone, Phoney e Smiley. E' una caratteristica nodale dell'essenza "Lucasarts" dei vecchi tempi: i personaggi erano certamente forti anche in Out From Boneville, ma solo qui finalmente - grazie al ritorno di un gran numero di hot-spot - una cliccata su un oggetto dell'inventario o un'ispirazione interattiva con un elemento dello scenario regala di nuovo simpatia, allegrìa, tenerezza, ironia, rafforzate da soluzioni fantasiose di game-design (come la creazione di una poesia a partire da "concetti") e dialoghi eccellenti, al 70% diversi da quelli dell'albo. In poche parole? Narrazione veicolata dal gameplay. E' per questo che ci siamo affezionati alla Lucasarts quasi vent'anni fa.
A chi si domandi giustamente quanto il prodotto duri faccio presente che sarà difficile portarlo a termine in meno di quattro ore. Personalmente ne ho impiegate cinque (contro le due e mezza di Bone 1), passate però non solo a risolvere gli enigmi, ma a vivere in un gioiellino che mi ha permesso parecchia interazione gratuita non strettamente necessaria a finirlo. E' diminuito il ricorso ai mini-giochi, ma quelli rimasti sono abbastanza riusciti; l'unica sequenza arcade è un semplice tiro a segno, che non presenta alcun problema. Cow Race è una tappa importante nella storia di questa software house, rappresentando il passo decisivo verso quella diffusione della narrazione videoludica alle masse che era l'obiettivo sempre in vista della creatività Lucas. Se come me ammiravate la capacità della Lucasarts di creare emozioni legate alle storie, sappiate che il decollo dei Telltale è avvenuto e solo la prudenza maturata in questi anni difficili ci spinge a non slacciare le cinture. Se consideriamo poi che il prezzo del biglietto all'uscita scese da 20$ a 13$...
DIRECTOR'S CUT: decisamente meno gli interventi di Jeff Smith e Heather Logas su questo secondo episodio, rispetto a quelli operati su Bone 1. Io sono riuscito a notare soltanto qualche scena in più dedicata alla misteriosa nemesi incappucciata dei Bone, che definisce meglio l'ossessione di quest'ultima per Phoney. Nulla di che.

GRAFICA:
Graham Annable ha delegato la direzione della grafica al nuovo acquisto David Bogan, che aveva all'attivo le animazioni di Grim Fandango, Monkey 4 e di svariati titoli di Star Wars. Avendo avuto a disposizione un bel team di animatori è riuscito a potenziare un aspetto che già in Bone 1 funzionava: non penso di esagerare se dico che, al giorno d'oggi, è difficile trovare un'avventura grafica a basso budget che abbia una simile quantità di animazioni! La recitazione dei personaggi è sempre divertente ed azzeccata, ma anche il dettaglio degli ambienti è aumentato (a scapito però, va notato, della performance del motore, che mi è parso leggermente meno fluido). Per entrare nello specifico, tutta la parte finale del gioco non è molto distinguibile da un cartone animato vero e proprio. Mancano ancora le ombre, ma per la natura dello stile non se ne sente la mancanza, anche se i Telltale hanno ventilato la possibilità di implementarle negli episodi successivi e retroattivamente anche nei precedenti tramite patch, che a dir il vero sarebbe auspicabile anche per la correzione di alcuni bug di visualizzazione rari ma sgradevoli.

MUSICHE E SONORO:
Nessuno si era lamentato della colonna sonora che Jared Emerson-Johnson aveva composto per Out From Boneville. A maggior ragione non si può che rimanere soddisfatti del lavoro di Jared su The Great Cow Race: data la natura più allegra della storia, ai pezzi epici e al tema della serie si affiancano brani ironici e spassosi, tipo lo "Smiley's Theme", che può essere goduto gratuitamente, insieme a tutta la soundtrack, sul sito del gioco. Prendendo sul serio tutti i feedback degli utenti, i Telltale hanno provveduto pure alla sostituzione di alcuni attori che nel doppiaggio della prima puntata non avevano convinto: invece della sola Wendy Tremont King, nel doppio ruolo di Thorn e Granma Ben troviamo due attrici con timbri ed impostazioni nettamente diversi. Sempre presente invece il trio Nowlin-Chaikin-Boyd per Fone, Phoney e Smiley: avendo in questo giro molte più battute da recitare si sono riconfermati i doppiatori ideali per i tre protagonisti.

PROGRAMMAZIONE:
Solito Telltale Tool (senza gli effetti di luce di CSI, per scelta), solita interfaccia a puntatore intelligente. Si consiglia un bel Pentium IV o Athlon da 1Ghz e più, Windows XP/2000, 256Mb di RAM; i requisiti video minimi obbligano ad una Geforce 3 o equivalente ATI (contro la Geforce 2 di Bone 1). Meglio però avere una buona scheda di ultima generazione per giocare a dettaglio "alto" e godersi la grafica con l'antialiasing, visto che almeno per ora tutto gira ancora in 800x600. Randy Tudor è stato promosso a capo-programmatore.
Director's Cut: la nuova edizione del novembre del 2006 gira con la stessa versione del Telltale Tool che muove la Sam & Max Season One, di conseguenza, oltre ad essere più stabile, offre risoluzioni scalabili da un minimo di 800x600 ad un massimo di 1600x1200, monitor e scheda permettendo.